…ma la pausa non è contaminazione

prigione d'ombrea volte, riflettere sui termini insegna a levare l’ovvio per lasciare solo quanto realmente significativo – legge della semplicità.

D’altro canto, Wittgenstein ci ricorda che l’ovvio non è mai ovvio.


Prendiamo due termini: uno ovvio (pausa) e l’altro un po’ meno ovvio (contaminazione)

la parola pausa deriva dal greco attraverso il latino. il suo originario significato era: faccio cessare, cesso, tralascio, rallento, mi riposo. Indicava, pertanto, un venir meno, un sottrarre, un togliere un cessare appunto.

dalla stessa radice etimologica deriva infatti il termine poco.

la parola contaminazione è un composto che deriva dal verbo latino tag-ere (da cui tang-ere). il suo significato originario (dalla radice tag-) è: imbratto, sporco. ma questo senso si è subito nobilitato divenendo: porre a contatto con qualcuno mescolando elementi eterogenei.

tuttavia, esiste un’interpretazione di contaminare interessante: insozzare chicchessia in modo che ne rimanga macchiata l’originaria purezza, come offesa dal contatto. disonorare.

a voler riflettere sull’ovvio, per levarne l’ovvietà, verrebbe da dire che mandare in pausa una contaminazione è un far cessare un disonore delle originarie purezze.

proseguiamo.

prendiamo la parola purezza.

ovviamente, essa deriva da puro, di complessa etimologia. pare derivi anch’essa dal greco e che il suo significato originario fosse: che non ha macchia, che non ha mescolanza e per questo schietto, sincero, semplice e solo.


ricapitolando diremmo che chi, in tema di precariato e precarietà, voglia cessar la contaminazione, starebbe ristabilendo una certa purezza originaria, e per questo starebbe svolgendo la funzione di purificare, nettare, levare le macchie.

Insomma, chi è senza macchia è anche senza peccato, dunque potrebbe azzardarsi addirittura a scagliare quella prima pietra che tarda circa duemila anni a partire per cogliere il segno.

ma è davvero così?

andiamo avanti ancora un poco.

precariamens deriva da precariato che a sua volta deriva da un modello di sviluppo socioeconomico che sta producendo una mutazione antropologica (in tutte le direzioni). il precariato si associa alla precarietà e questa induce mutazioni nella mens, nell’anima, nell’io, nel e nelle modalità di esercizio di tutto ciò.

la precarietà, con un effetto domino, si ripercuote anche sui modi e le possibilità della socialità.


volendo rovesciare, per una volta (di più), il testo sacro: in tema di precariamens, chi è contaminato (dalle macchie disonoranti del modello di sviluppo socioeconomico che rende possibile questo precariato) scagli la prima pietra, tante altre, è auspicabile, ne seguiranno.


il tempo della pausa, quello della purezza e quello della purificazione son finiti (da un pezzo).

è il momento di riprendere a vivere, ovvero a imbrattarci le mani lavorando assieme, a stretto cont(r)atto…


continua

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