mutazione antropologica

canne al vento

leggendo il commento di Fabio, viene fatto di pensare che gli eventi umani (e dunque storici e politici) hanno portato all’inverarsi di una lenta, costante mutazione antropolgica e sociale che riverbera la sua natura nei modi, negli stili e nelle performazioni di una classe politica – specchio di un trend individuale e sociale.

il rischio di queste analisi è, tuttavia, quello di non riuscire a cogliere la dialettica alto-basso, egemonia-subalternità, centro-periferia – confondendo la testa del gatto con la coda che esso cerca di mordersi.

la prima domanda è infatti: è berlusconi che ha contribuito a causare la mutazione antropologica che ha monadizzato la società atomizzando gli individui in una miope (e stolida) ricerca del particulare, o è l’azione dei tanti singoli componenti (loro malgrado) il corpo sociale ad aver sdoganato la possibilità e l’insediamento del berlusconismo?

inutile cercar risposta a questa domanda. il gatto gira troppo in fretta. sarà materia di studio per gli storici fra qualche generazione, ovvero quando il felino esausto sarà caduto esanime dal suo stesso, inutile, dispendioso rincorrersi.

lo stato dell’arte, infatti, ci parla chiaro e ci dice che il berlusconismo nutre l’individualismo e viceversa, è un meccanismo coattivo di reciproca cooptazione, un loop che si avvita su se stesso incancrenendosi, incarnendosi e reincarnandosi ad ogni tornata.

detto che, per mere leggi fisiche (l’entropia, ad esempio), ogni giostra finisce per fermarsi, il punto critico sarebbe forse un altro: cosa fare?

precariamens, come dichiara il suo statuto e il suo manifesto (si invitano i lettori a ripercorrere la biografia del blog), è nato allo scopo di pensare al da fare, di pensarsi con un fare, oltre che, ovviamente, come un laboratorio critico e dialettico di pensieri e opinioni.

chi scrive, non crede affatto al paradiso perduto, tantomeno ad un’eventuale epoca dell’oro che è andata svanendo. i mezzi attualmente a nostra disposizione sono infinitamente superiori a quelli a disposizione di una sola generazione fa – mezzi per comunicare, per pensare, per discutere, per dialogare, per informarsi, per agire e reagire e, forse anche, retroagire. censurarli, oscurarli, silenziarli è oggi un’opzione tanto difficile che la maggior parte dei governi evita ogni sforzo in tal direzione – infatti, siamo noi cittadini, in quanto cittadini del pianeta, a farne un uso a dir poco “non all’altezza” dei compiti e delle situazioni. ma questo rischia di essere moralismo, dunque lascio che ciascuno tiri le proprie somme, nel silenzio privato della propria discussione intima e cosciente.

il problema, sempre a modesto parere di chi scrive, è che il problema non è solo sardo (berlusconi che, con un bluff, porta via l’intero piatto sardo, sfilandolo dalle mani dei sardi coscienti del bluff medesimo: diciamocela tutta, avanti, berlusconi le sue carte non le ha nascoste, e lo stesso dicasi per soru: si è perferito il bluff proprio perché era un bluff), non è solo italiano (per cambiare soggetto: tremonti si vanta di aver intuito la crisi mesi prima di tutti gli altri – ma se gli altri sono come il ministro dell’economia giapponese, che dire?, c’è poco da stare allegri e ancor meno di che vantarsi – e poi, però, rimane in sella nonostante, a fronte di tanto preveggente intuito, le sue politiche non abbiano fatto nulla per prevenire quella crisi prevista – mica male, no?), non è solo europeo (la germania, locomotiva europea per eccellenza, è in recessione, la francia non gode di buona salute e l’inghilterra, come sempre, guida sul lato sbagliato della strada), non è solo mediterraneo (israeliani e palestinesi continuano come sempre, nell’incapacità – anzitutto loro e poi globale – di uscire da una faida colossale), non è solo asiatico (il giappone, seconda potenza mondiale economica, è in profonda deflazione, cina e india reggono il loro tasso di crescita – comunque in leggero calo anch’esso – sullo sfruttamento di corpi umani esenti da ogni tutela ed ogni diritto; le tigri asiatiche si nutrono di denutrite carni umane, manco fossero delle iene), non è solo russo (dove l’ex capo del kgb ha istituito un suo personale dominio in stile zarista-stalinista), non è solo mediorientale (inutile parlare di afghanistan, gasdotti, oleodotti, iraq, iran, arabia saudita), non è solo americano (l’argentina è forse l’unico grande paese ad aver dovuto dichiarare bancarotta, la crescita del brasile è comunque poca cosa rispetto ai drammi umani di uno dei paesi più grandi e ricchi di risorse naturali del pianeta, gli usa vengono da un ottennato tanto insensato quanto dannoso e, con lo stimolus di obama puntano a rilanciare la propria economia esternalizzando la crisi, ovvero scaricandone le scorie più dannose sul resto del pianeta).

con una battuta, verrebbe da dire: meno male che ci sono i poli. ma anche questo ormai è un rimedio stagionale. coll’innalzamento delle temperature, infatti, il polo nord perde buona parte del suo pack durante l’estate e può esser attraversato praticamente in canoa (ad averne tempo e voglia).

rimane solo sorella luna. ma l’aria è troppo rarefatta.

non è un caso se si è evitato di parlare dell’africa, l’immenso nero da cui l’uomo proviene – con buona pace del ku klux clan e dei tanti idioti che si ostinano a gettare benzina sul fuoco degli spostamenti umani (una notazione paleoantropologica di servizio: gli esseri umani si son sempre spostati – per curiosità ma sopratutto per fame – con la differenza che fino a non troppo tempo fa, si tratta di tempi paleoantropologici, non esistevano i confini nazionali. oggi, che diciamo di vivere in un mondo interconnesso e globalizzato, stiamo tornando alle origini).

mi accorgo di averla presa (apparentemente) lunga, ma anche dante, guidato da virgilio, deve passar dall’inferno per riveder le stelle dopo il vis a vis con la candida rosa e con l’onnipotenza divina che puote quel che vuole.

la mutazione antropolgica non è in corso ora, non è localizzata. la mutazione antropologica è una costante della storia dell’umanità e dell’ominazione.

allora cosa sta accadendo?

è in atto una mutazione dei sistemi politici in una frizione, altamente contrastata, tra mondo reale e mondo rappresentato, tra quel che dovremmo fare e quel che (non) facciamo.

l’abbiamo presa lunga, è vero, ma il lavoro da fare per provare a cambiar rotta, purtroppo, non è per nulla breve.

facciamo quel che dobbiamo, perché dobbiamo.

c’è da aggiunger altro?