De hominis dignitate – (prima parte)

la grande illusioneDisse Pico della Mirandola:

«homo faber sui ipsius fortunae».

La ricostruzione della politica, la resistenza alla precarietà sociale dalla quale tutti (consapevoli o non, imbecilli o non, grassi o non, belli o non) siamo impotenti travolti è inversamente proporzionale al grado di paralisi e afasia intellettuale.

Parlare, parlare, dire ciò che si pensa, scrivere. Ma anche manifestare, scioperare, non subire mai, non pregare mai nessuno. Siamo artefici e unici responsabili delle nostre sconfitte e delle nostre vittorie. E queste ultime nella prospettiva di un vivere solidale e sociale hanno per beneficiari non solo noi stessi che proponiamo visioni diverse ma anche coloro i quali non vedono, non sentono, non parlano.

Il deficit di comprensione delle realtà (perché solo così si può spiegare il voto dei sardi e l’incapacità della sinistra di farsi capire) si può colmare. lo si colma nei banchi di scuola, là dove l’investimento sociale è meno evidente ma più saldo.

Lo si colma destrutturando la dimensione familiare e adottando la dimensione del collettivo, aperto. Lo si colma vincendo la paura degli altri, dei giudizi degli altri.

E’ ora di ripensarsi e ricapirsi. E’ ora di andare persona per persona.

Insegno a ragazzini di 11 anni la storia e geografia. Da loro parto perché sappiano che il mondo non è solo quel che vedono nel selvaggio borgo natìo ma è lì, dentro loro stessi, negli altri.


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