amar(o)cord

questo blog non era nato come spazio da combattimento fatto da combattenti per contrastare (in modo sproporzionato alla portanza degli avversari) le cose strane, e – avessimo una classe di professionisti dell’informazione degna di questo nome – mai lo sarebbe diventato.

precariamens era nato come spazio ulteriore attraverso cui affrontare in modo creativo e attivo il topic che, nelle nostre società, congiunge precarietà (non esistono società o mondi non precari) e precariato (esistono società e mondi in cui il precariato non si dà, non ai livelli che caratterizzano il nostro paese).

poco a poco, tuttavia, è venuta prendendo piede una tendenza che noi, autori di precariamens, abbiamo registrato come devianza alla quale era necessario non contrapporci, come studiosi e soprattutto come persone – ovvero soggetti portatori di dignità.

precariamens è nato il 26 di dicembre del 2008. dopo un accordo prenatalizio sulla possibilità di far nascere questo strumento dalle ceneri della prima esperienza (totalmente fallimentare) dei precari della ricerca di cagliari, unitisi sotto il nome dr.Pre.Ca.ri (dottorandi e precari della ricerca cagliari), l’antropologo e il fotografo son partiti in francia salvo tornare in sardegna il 26 fortemente determinati a dar il là a quest’esperienza: in un bar di bosa, davanti ad una caraffa di caffé, collegati telefonicamente col terzo fondatore, abbiamo costruito questa piattaforma – gli scopi originari della quale abbiamo già detti.

per aggiungere un coefficiente di difficoltà – evidentemente le cose semplici non ci piacciono – abbiamo scelto il portale in inglese (wordpress.com) e non la sua gemmazione italiana. è di oggi una notizia confortante, di cui, noi autori, siamo assolutamente fieri ed orgogliosi: precariamens si trova nelle classifiche internazionali al 75° posto dei blog emergenti nel pianeta, ma nelle stesse classifiche è il primo blog italiano in assoluto.

dovremmo esser contenti.

invece, contenti non lo siamo; non possiamo.

io faccio l’antropologo, lavoro all’università, ho vissuto per studio e ricerca un po’ in giro per il mondo, insomma: frequento il mondo della cultura. quello stesso mondo, cioè, che in un paese normale dovrebbe essere il fiore all’occhiello della società. lo stesso dal quale dovrebbero provenire, che so, gli assessori alla cultura. o almeno un mondo nel quale un assessore alla cultura dovrebbe esser noto.

ma cominciamo dalle fondamenta. tre anni fa, per lavoro, son andato a lavorare a tel aviv, presso la tel aviv university. il governo israeliano aveva deciso di aumentare le tasse, e gli studenti, come da qualunque altra parte, manifestavano davanti alle entrate – nota di colore: gli accessi alle università israeliane sono blindati: metal detector e controlli a chiunque ogni volta che si entra. ma dentro i campus è vietato l’accesso a militari e polizia operativi.

quello che mi colpì, tuttavia, fu notare come i taxisti, gli autisti dei bus, la gente normale fosse dalla parte degli studenti. la cultura, l’università, il mondo della ricerca erano davvero sentiti come un bene di tutti, una risorsa della res-publica.

la cosa ai miei occhi era particolarmente evidente, venendo io da un paese nel quale la società non sente per il mondo della cultura le stesse attenzioni. perché?

sarebbe facile accusare berlusconi, i programmi tv spazzatura, etc.

non regge. i politici israeliani, se possibile, son peggio dei nostri. i programmi spazzatura ammorbano anche le loro tv e il culto, vanitoso e superficiale, del corpo, è al centro delle dinamiche economiche e culturali di israele: è il primo paese del pianeta, in relazione alla sua popolazione, a ricorrere alla chirurgia estetica.

dunque?

ho lavorato in israele per due anni e, credo, quel tempo mi è servito a darmi sufficienti spunti per arrischiare una risposta.

là l’università lavora sul serio ed è aperta. qui in italia no.

qui siamo chiusi nei corridoi dell’autoreferenzialità – ragion per cui è morto il dr.Pre.Ca.ri – e pensiamo a noi come ad un corpo incistato nella società. non sappiamo parlare al resto dei nostri concittadini e troppo spesso non sappiamo parlare e basta, per non dire pensare – che poi sarebbe la ragione per cui percepiamo i nostri stipendi (di sicuro non lauti). in italia, ci troviamo nei dipartimenti di ricerca o nelle cattedre delle facoltà per una serie di ragioni tanto ampia da non potersi ridurre a queste righe, ma di certo non per merito o passione. e quando ciò avviene, è un caso e ad ogni modo l’ambiente accademico si impegna per nascondere o limitare i primi e assorbire o ammorbare la seconda.

chi è causa del suo mal pianga se stesso.

epperò, mi vien da pensare, gli accademici non sono un corpo estraneo. in italia la stragrande maggioranza degli accademici (dal livello più basso dei dottorandi ricerca a quello più alto dei rettori) è italiana. dunque la cosa è un po’ più complessa.

 

così complessa, direi, da spiegare come sia possibile, per il nostro paese e per la nostra regione, vedere i posti di amministratori della cultura occupati da B.B.

B.B. non sta per banda bassotti, purtroppo.

 

ma chi è la baire?

 

mentre voi cercate una risposta, io vado in bagno coi tecnici. ho ottenuto il finanziamento: mi costruiranno una minicentrale nucleare affianco al bidé.