l’onda p(i)azza – riflessione antropologica parte iv

l’onda riprende vigore, pare.

in passato si pensava che fossero i flussi lunari a determinare le maree. oggi sappiamo che il fenomeno è più complesso. certo, la luna c’entra. ma è il gioco di forze terra-luna a determinare lo spostamento della massa liquida che occupa i tre quarti dell’orbe terracqueo.

ma cosa c’entano le maree, si dirà, con l’onda e cosa c’entra questa pedanteria con il titolo.

c’entra.

il 18, ovvero tra due giorni, gli studenti (ma non solo: anche i precari della ricerca e tutte le persone animate di buona volontà e percorse da fremiti di dignità – ce ne sono ancora) daranno vita al primo sciopero del 2009. purtroppo fuoritempo rispetto al licenziamento della legge 1/2009 (la conferma del DL 180).

meglio tardi, si dirà.

sarà colpa delle stagioni.

 

ma e le maree?

 

prendiamola larga, questa riflessione antropologica.

 

report ieri, repubblica oggi, trattano il caso di catania e del medico-stregone umberto scapagnini (artefice della tenuta fisica di silvio berlusconi) sindaco dalla mani bucate della città etnea.

molto brevemente, catania è un simbolo di un certo modo di stare nel mondo, e dunque di essere politici.

nel 2002 il governo in carica (centrodestra) destinò una somma considerevole (850 milioni di euro) all’ammistrazione comunale in carica (centrodestra) “per mettere in sicurezza la città di catania dai rischi sismici e risolvere l’emergenza traffico”.

il tesoretto poteva essere speso per cassa e non per competenza. ovvero: senza rendicontazione (sic!)

siamo in pieno 2009 e i conti di quel comune sono, a dir poco, in rosso: buco da 360 milioni di euro e indebitamento complessivo di circa un miliardo.

 

per un medico non c’è male: giurare su ippocrate è un impegno e salvare il tenore di vita degli amici è un dovere kantiano, ma che dico dovere!?, è un imperativo categorico.

eppure, qualcosa da dire, di più acuto del semplice grido allo scandalo contro l’ennesimo caso di mala tempora e di cattivi gestori della cosa pubblica, qualcosa di meno demagogico del banale “catania è una metafora del tipico modo colluso e mafioso di essere del mezzogiorno d’italia” può essere detto.

 

l’antropologia serve anche a questo. a dire cose non banali, non scontate e ad evidenziare che l’ovvietà, per quanto ottusa, non è mai ovvia.

 

scapagnini ha governato per due mandati. ora è deputato.

 

come le maree, senza una dialettica tra gravi lo spostamento dei fluidi non sarebbe possibile.

 

chi lo ha eletto? perché?

 

piantiamola una buona volta con la retorica del “non sono stato io”, con l’ozioso ritornello “io non c’entro”.

 

a buon intenditore, poche parole.

 

siamo noi la marea, diamoci da fare per riprenderci quel che ci spetta.

 

mi sembra ci sia poco da aggiungere, no?