Autocritica di una teppista

Scusatemi. Scusatemi sul serio se interrompo le vostre giornate con queste parole ma ho bisogno di sfogarmi. Scrivere pur con “sgrammaticata incoerenza” la mia critica. Tutto è cominciato quando stamattina verso le 10, mentre finivo di lavare per terra, mio padre è rientrato portando La Stampa; mi saltano subito agli occhi le parole «teppisti dell’Onda», «fuori corso», «violenza negli stadi». Mi fermo un attimo, straccio in mano, per leggere chi ha scritto l’articolo: Renato Brunetta. Eh no! mi sono detta, non è quel personaggio inquietante che proprio l’altro giorno mi ha definito una guerrigliera?!

Comincio subito a leggere abbandonando le mie faccende. Intanto noto che sono subito declassata; già non sono più una guerrigliera ma una semplice teppista. Caspita che evoluzione ho fatto in questi due giorni! Ma non basta! Sono diventata pari pari agli hooligans! Vi sfugge il collegamento? Ve lo spiego perché anche io ho avuto bisogno di aiuto: l’Onda è evidentemente priva di contenuti, il suo vero fine è la violenza, come il vero fine degli hooligans non è il tifo ma appunto la violenza. A questo punto comincio a farmi paura. Mi guardo un attimo allo specchio e mi faccio una smorfia: brutta violenta che non sei altro! Ma la demolizione della mia autostima non fiisce mica qui. Riporto: «Non sono studenti, nel migliore dei casi sono fuori corso da anni, per lo più non possono rimproverarsi d’avere sottratto alla vita troppo tempo per lo studio». Ma allora Renato ce l’ha proprio con me! Mea culpa, mea culpa…. sì, è tutto vero, sono fuori corso! Vi prego: ora che lo sapete non toglietemi il saluto…. ma sì, ma sì, mi vergogno… fosse arrivato prima, Brunetta! Nessuno mi ha mai detto che le mie otto (8) ore minimo di studio al giorno fossero così irrisorie. Chiedo perdono alla società intera.
A questo punto dell’articolo non so se continuare la lettura o buttarmi direttamente di sotto. Con uno sforzo di volontà, pur tra le lacrime della vergogna, continuo. Scopro così che le manifestazioni a cui ho partecipato servivano a «togliere, non dare diritti agli studenti»… che il mio disagio si è trasformato in rabbia e la manifestazione in pestaggio (e questo è vero, ma da parte della polizia mi sembra: io al limite ho potuto pestare il piede a qualcuno, e ho anche chiesto scusa)… che le forze politiche e specialmente la sinistra non possono sottovalutare questa minaccia all’ordine pubblico (c’è chi lo paragona al Sud America, e se volete sapere chi leggete l’articolo di cui sto parlando)… e, infine, che le critiche incoerenti (incoerenti? Sono io che non so più leggere o loro che fanno orecchie da mercante?) alla Gelmini sono proposte da un «estremismo autoidentitario» malato di «esibizionismo autocelebrativo». Il ministro “fiuta l’aria”, e si accorge che non è acqua limpida questa che si agita e si infrange.

Vi chiedo ancora scusa. Veramente. Ma queste sono parole pericolose. Per tutti noi, anche se non siamo d’accordo con l’Onda, anche se non vi abbiamo attivamente partecipato. Qui si lanciano giudizi come i coriandoli a carnevale, qui si punta il dito contro di noi che siamo il futuro ma che un futuro non l’abbiamo. Qui si mettono le basi (e non è certo il primo segnale) di un autoritarismo. Sono esagerata, direte. Io lo spero. Ma non mi viene altra parola per definire una “democrazia” o sedicente tale in cui chi vuole esprimere un’ opinione divergente dalla politica vigente è tacciato di violenza o è additato come guerrigliero e teppista.

Io mi vergogno. Mi vergogno di questo Paese e mi vergogno perché non so cosa fare; sto perdendo le speranze. Ma almeno scrivo. Vogliate accogliere queste parole come lo sfogo sincero di una giovane che non è nulla ma si tiene stretta la sua ricchezza interiore e le sue idee; almeno queste non possono togliermele, e sono la mia libertà.

E. R.