riflessione antropologica – parte v

uno dei problemi di cui l’antropologia non riesce a venire a capo, da quando si è definitivamente imposto come problema, è quello della rappresentatività dei testi etnografici – che per loro natura dovrebbero avere il ruolo, ingrato, di essere rappresentativi delle realtà oggetto di studio. una delle soluzioni con cui si è cercato di ovviare alla violenza epistemica insita in una tale pretesa oggettivante è stata quella di deviare dal compito descrittivo al debito evocativo, dall’oggetto al soggetto, dal così è al così i pare che sia.

la domanda che precariamens si pone è quale siano il metodo e lo strumento migliori, oggi, per evocare la crisi di precariato che collassa la nostra quotidianità.

il collage, l’analisi filosofica, il racconto etnografico, la poesia, la fotografia, la testimonianza oppure il silenzio?

è solo un problema di metodo oppure ci troviamo dinnanzi ad un’occlusione degli orizzonti d’attesa?


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