passaggioponte tirrenia

[…] Koya ha ventiquattro anni e fa il giornalista di borsa. Per la precisione lavora da un anno per una specie di Sole24ore giapponese ed è analista dei flussi di borsa. Sto per chiedergli cosa faccia di preciso, ma qualcos’altro richiama la mia attenzione.
Anzitutto capisco che i quattro napoletani rumorosi sono nientepopodimeno che i poliziotti di bordo in borghese. Capisco anche che la hostess, in modo molto poco velato, sta offrendosi per arrotondare lo stipendio di guida turistica. Mica solo i tunisini le fanno bottane! Gli americani, come al solito, sono preda del loro abbiocco totale. Piedi nudi e sporchi sopra tavoli ed altre poltrone. E vabbé, penso, alla stanchezza non si comanda e poi il passaggioponte mica richiede tutto ‘sto galateo. Nulla da ridire allora, né io né il personale di bordo. I tedeschi sparano gli ultimi fuochi. Davanti, alla mia sinistra e lontano, quel gruppo dai tratti africani cerca di dormire composto in poltrona. La testa di stare in equilibrio sul collo non ne vuole proprio sapere. Ciondola: destra, sinistra, avanti e indietro. Ciondola fino a cadere d’un lato. Ma il corpo, come marmo, rimane assolutamente elegante e seduto in poltrona. A questo punto sto per chiedere a Koya cosa fa in concreto un analista di borsa giapponese. Come può fare previsioni dell’indice Nikkei? Quali competenze antropologiche e sociologiche deve possedere per formulare giudizi sull’andamento dei titoli. Ed invece… l’ufficiale di sala parte lancia in resta. Mette le mani addosso ad uno dei marmi africani con la testa ciondolante di sonno e lo cazzia. Qua non si dorme! Qua devi stare sveglio e seduto composto. Ma dove credi di essere! Al suo fianco un sottoufficiale che ride duro e contento. A questi dai una mano e si prendono un braccio e pure la spalla. Se volete dormire, andate fuori! Avete capito!?!
La scena continua ancora un minuto ma io mi concentro su occhi e volto di questi africani che stanchi, semplicemente, vogliono chiudere gli occhi al mondo, almeno per un po’. Ne avranno pure diritto di dormire. A loro un passaggioponte costa quasi un mese di lavoro delle operaie di Armando. E lo facevano in modo composto e impagabile, il loro santo sonno. A chi stanno dando fastidio?
Gli occhi parlano, raccontano storie e sentimenti a volerli ascoltare. I loro, di occhi, raccontano la rabbia dell’impotenza e l’incapacità di capire la ferocia di questi gesti gratuiti. Per la verità la ferocia di questi gesti gratuiti non la capisco neppure io. Giro lo sguardo alla mia sinistra e vedo gli americani. Russano e coi piedi lerci di merda impiastrano tavoli e sedie ed appestano l’aria. A loro, però, nessuno dice nulla! Poco distanti i quattro poliziotti in borghese e l’improvvisata bottana, in barba alle leggi italiane, fumano e trattano. E nessuno dice nulla neppure a loro.
Bene ho visto abbastanza. […]

 

continua

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