social killer

SocialKillersocial killer, saggio di mark ames, analizza la capacità dell’essere umano di adattarsi e accumulare frustrazione nelle condizioni più disperate e deprimenti, fino all’esplosione devastante.

indagando le conseguenze della controriforma reazionaria di ronald reagan, in particolare la devastazione a tutti i livelli delle politiche e delle pratiche sindacali in u.s.a., ames arriva a denunciare la nascita di una nuova forma di schiavi: quella che un tempo era considerata la happy middle class americana, versa oggi in una condizione di precariato e precarietà (più psicologica che fisica, in verità) esistenziale che condividerebbe molte delle caratteristiche della schiavitù, intesa come forma unilaterale di dipendenza.

per denunciare che qualcosa non va proprio più, ames contestualizza in chiave sociale e di pratiche lavorative le esplosioni di violenza sempre più frequenti nei posti di lavoro: dagli uffici postali, fino ai piani alti delle multinazionali sempre più sofisticate.

la ribellione, infatti, non sarebbe conseguente a raptus di follia individuali, ma sarebbe sovradeterminata da un cambio radicale che peggiora oggettivamente condizioni e aspettative dei nuovi deboli.

oggi, precariamens vorrebbe listarsi a lutto in memoria delle tre vittime di ieri. purtroppo non è possibile.

la domanda che sorge leggendo social killer è: dato che la forbice tra ricchi e poveri è sempre più aperta, cosa deve accadere affinché bellezza intervenga?

l’armonia del rispetto…