il gusto del buon gusto (di stare zitti)

ciascuno di noi è convinto di sapere cosa sia il (buon) gusto e, dunque, immagina di poterlo predicare, se non addirittura imporre, il proprio a quello altrui, disegnando traiettorie o indicando percorsi est-etici.

giusto per rimanere ad est dell’etica, una cosa è credere di avere gusto e di poterlo propinare, magari con stentorea grancassa, un’altra è avere il gusto del buon gusto, ovvero non limitarsi a teorizzarlo in variegate quanto cangianti ed antipatiche didascalie saccenti, ma esserne proprio dotati – ovvero praticare il (buon) gusto.

ci si può riempire la bocca di tante cose, dall’Arte fino al design, dalla fotografia alla musica fino all’esercizio della presidenza di un consiglio di ministri: se si è desueti al gusto del buon gusto, non v’è nulla da fare.

e ciccia, direbbe il saggio, se lo scadimento in basso, così in basso da portarci anche noi di precariamens

noi di precariamens

riguardasse dei singoli e privati cittadini. ma quello che accade, in questo momento al nostro paese (come messo in evidenza più all’estero che in italia) è un fatto di rilevante drammaticità. un fatto su cui tenere gli occhi aperti non pare sufficiente. non si tratta di degenerazione dei costumi (in italia i costumi son da sempre degenerati), non si tratta di faciloneria o eccesso di servilismo, furbizia ed egoismo miope. anche queste sono virtutes insite nella vis italica.

si tratta però di un ottundimento sempre più rapido. di uno scadimento sempre più becero. di una resa sempre più definitiva. non un’abdicazione dell’intelligenza (anche a questa siamo abituati da tempi immemori), quanto di un abdicamento all’intelligenza.

secondo leroi-gourhan, i due poli nobili degli antropiani (leggi il phylum evolutivo che ha portato fino all’homo sapiens sapiens), i campi di interazione con il mondo esterno, erano il capo e le periferie manuali (testa e mani). senza voler essere provocatorio in modo gratuito, secondo me manca un terzo polo: il deretano (il culo).

a far cose apparentemente nobili con la faccia e tutte le sue terminazioni sono in molti; a far cose anche esageratamente belle con le mani, son ugualmente in molti… ci sono artisti, artigiani, cantanti, musicisti, filosofi, scrittori etc capaci di cose meravigliose…

ma e con il polo posteriore? la vera differenza, il gusto del buon gusto, infatti, attiene a quel che siamo in grado di fare (o non fare…) con gli scarti, con l’uso e l’esercizio degli organi premessi alla produzione dei nostri rifiuti, delle nostre negazioni e dei nostri rimossi.

precariamens, fin dalle sue origini, si è sempre preoccupato di provare a stimolare delle riflessioni, e per questo non si è mai tirato indietro, correndo in più occasioni il rischio di sporcarsi le mani.

dato che attualmente il rischio che pare profilarsi all’orizzonte del paese è quello di confondere i poli, noi, qui, davanti al prefigurarsi del marasma, vorremmo continuare a metterci (assumendo la possibilità di giocarcela o rimettercela) la faccia e il volto, lasciando il deretano ad altre occasioni, consci, del resto, che quando la faccia si sposta sul culo è meglio stare zitti, che si corre il rischio di…

…scambiare un peto con l’alitosi.